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Rieducazione del Pavimento Pelvico, dalla A alla Z.

Attualmente i disturbi che colpiscono il pavimento pelvico sono una delle problematiche che maggiormente compromettono, disturbano e condizionano la qualità di vita delle persone di sesso femminile (ma anche maschile!). Ogni disfunzione del pavimento pelvico, che sia provocata da un’incontinenza, da un prolasso o da dolore, seppur di lieve entità, determina un impatto fortemente negativo sulla qualità di vita, sul benessere fisico, emotivo e psicologico e sulla partecipazione sociale della persona.

Il pavimento pelvico è una parte del corpo che, per la maggior parte delle persone, rimane quasi sconosciuta finché non si manifestano disturbi ad esso associati. Molte non conoscono nemmeno questi muscoli, spesso perchè non ne si è dovuta studiare l'anatomia e molto più spesso perché tutta la zona è tabù. Tali muscoli non sono concepiti come una parte naturale dell’apparato muscolare di movimento, pertanto il loro allenamento non fa parte dei normali programmi di esercizio. Questo tabù si ripercuote conseguentemente anche all’incontinenza; è un segreto da non riferire a nessuno, non se ne parla con i parenti,  gli amici, persino con il proprio partner; permane un importante disagio anche parlarne con il proprio medico di fiducia.

Non si deve avere timore e paura di chiedere e parlare. Si può e si deve stare meglio. Ci vuole tempo e costanza, ma tornare a condurre una vita sociale normale è possibile e di questo si occupa la RIEDUCAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO. Parlarne diventa pertanto il primo passo verso la cura, se non altro perchè attraverso l’informazione si possono apprendere i fattori predisponenti, le situazioni e le abitudini che pongono un rischio di danno pelvico perineale.

Si stima che nei 27 Paesi dell’Europa siano oltre 36 milioni le persone che soffrono di incontinenza; il 60% sono donne. In Italia il fenomeno riguarda 5milioni di persone.

In passato per queste problematiche si ricorreva all’uso di pannoloni, con le conseguenze igieniche e psicologiche che esso comportava, o direttamente all’intervento chirurgico. Oggi esistono diversi approcci "conservativi" di sicuro successo, in grado di evitare o integrare le più tradizionali strategie invasive. 

L’incremento dei pazienti affetti da questa problematica ha permesso una maggiore diffusione della riabilitazione uro-ginecologica con l’elaborazione di diverse modalità di trattamento a seconda del tipo di problema, della gravità e delle esigenze del paziente.

La riabilitazione del pavimento pelvico non deve essere considerata come soluzione alternativa, ma come soluzione primaria ad ogni procedura. Ovviamente, trattandosi di una terapia vera e propria, è fondamentale che venga svolta da personale qualificato e formato in questo settore.

È utile infine evidenziare che il trattamento riabilitativo dona al/alla paziente una educazione ed un’autonomia anche dopo la fine del trattamento rendendolo consapevole dei corretti movimenti nelle attività quotidiane in modo da prevenire ricadute e nuove patologie.

 

INDICAZIONI alla TERAPIA:

  • ⎫    Prolasso rettale, uterino o vescicale
  • ⎫    Post menopausa
  • ⎫    Post chirurgico (emorroidi, isterectomia, prostatectomia)
  • ⎫    Stipsi o incontinenza fecale e/o urinaria
  • ⎫    Sessualità dolorosa
  • ⎫    Post parto
  • ⎫    Post cesareo o altri interventi ginecologici
  • ⎫    Preparazione al parto

Analizzando i fattori che determinano una notevole percentuale di casi di incontinenza urinaria fra le donne, certamente si può affermare che molti di essi siano legati all’anatomia femminile, come ad esempio il fatto che l’uretra sia lunga soltanto 3 cm ( negli uomini circa 15 cm) o che la distanza tra pube e coccige sia maggiore rispetto agli uomini e ciò determini un tensionamento notevole della muscolatura che risulta essere penalizzante dal punto di vista della forza muscolare. .
Fra i fattori che facilitano l’insorgenza del disturbo si possono descrivere:

  • •    Stitichezza cronica, problema che colpisce soprattutto le donne,
  • •    Scarsa attività fisica che contribuisce all’aumento del peso corporeo che è una delle condizioni favorenti l’insorgere del disturbo: anche fra i soggetti giovani che lasciano bruscamente un’attività fisica o sportiva può manifestarsi il problema,
  • •    Infezioni ricorrenti delle vie urinarie,
  • •    Depressione endogena,
  • •    Alcuni farmaci, in particolare gli antidepressivi, gli antipsicotici, gli anticolinergici, i diuretici, gli analgesici, i narcotici centrali, i sedativi ecc.,
  • •    Interventi chirurgici nella zona pelvica.
  • •    Il parto per via naturale è un fattore che predispone la donna a soffrire del disturbo, in quanto la regione pelvica risulta molto stressata, si pensi alla zona del perineo che spesso è anche incisa tramite episiotomia. L’organizzazione mondiale della sanità ha riportato recentemente che il numero totale di episiotomie oggi effettuate sulle donne, supera di gran lunga il numero di interventi di questo tipo realmente giustificato dal punto di vista clinico. 

Oltre a questi tipi di fattori ne esistono altri più legati alla predisposizione dell’individuo:

  • •    Ereditarietà, le figlie di madri incontinenti hanno un rischio 3 volte più grande di soffrire del disturbo,
  • •    Malattie neurologiche, ad es. L’85% delle donne malate di parkinson ne soffre così come il 50-80% di quelle affette da sclerosi multipla,
  • •    Prolasso genitale.

Solitamente le perdite involontarie di urina inizialmente vengono percepite come dei semplici malesseri, ma a lungo andare si trasformano in disagio psicologico profondo che sfocia in stati d’animo di inadeguatezza, imbarazzo e vergogna: la donna finisce lentamente per isolarsi dato che  il problema si dimostra fortemente limitante. Inoltre la diffusa credenza, tuttavia errata, che l’incontinenza sia associata solo all’invecchiamento, contribuisce a tenere nascosta tale problematica. La persona incontinente tende a evitare i luoghi sconosciuti in cui non ha la piena conoscenza della disponibilità dei servizi igienici, spesso limita i rapporti sociali perché teme di far trasparire odore di urina oppure evita i rapporti sessuali, o semplicemente il dovere portare il pannolone è causa di depressione.

Non è inusuale, però, che molte donne riscoprano questa parte del proprio corpo solo in momenti "critici" della propria vita, come al momento del parto, quando un perineo non adeguatamente preparato viene sottoposto a episiotomia o subisce fastidiose lacerazioni; oppure nel post-parto, quando molte neo-mamme si trovano a fronteggiare  problemi di incontinenza.

Purtroppo, ancora oggi, capita spesso di imbattersi in signore che nell’immediato post-parto si gettano a capofitto in intensi allenamenti per recuperare la forma fisica e ricostruire il proprio addome piatto e scolpito. Evidentemente non sono state adeguatamente informate sui gravi rischi per la salute (e in particolare per il proprio pavimento pelvico) che un tale comportamento implica: non c'è nulla di male nel voler ritrovare la propria forma fisica e la propria linea, ma solamente se ciò avviene nei tempi e nei modi più corretti, senza fretta e rispettando le giuste priorità.

Di sicuro i problemi riguardanti la sfera perineale non influenzano la durata media della vita, ma incidono molto sulla vita quotidiana, dal punto di vista psicologico e sociale.

Diagnosticando in tempo questo disturbo si possono ridurre drasticamente i disagi ed in molti casi lo si può risolvere completamente.

E IN MENOPAUSA?

Le statistiche rivelano che una donna su quattro soffre di incontinenza urinaria e con l’aumentata aspettativa di longevità (che equivale a circa un terzo della vita di una donna) questo fenomeno negativo è in crescente aumento.

Circa il 10% delle donne va incontro a cedimenti dell'apparato urogenitale.

L’arrivo della menopausa è un evento nella vita della donna che produce importanti cambiamenti ormonali che si riflettono in molti aspetti della salute e che segna l’inizio di una fase delicata della esistenza della donna 

Cosa succede al pavimento pelvico della donna con l’avanzare dell’età?

L’arresto della produzione di estrogeni da parte delle ovaie favorisce la comparsa di alterazioni a livello del pavimento pelvico, come l’incontinenza urinaria e fecale, il prolasso genitale e anomalie nella sessualità. La muscolatura pelvica  inizia a subire il fenomeno di atrofia muscolare, che ne provoca un indebolimento progressivo. Inoltre, in menopausa si produce anche un’alterazione della produzione di collagene del tessuto di sostegno dei vari organi, in particolare quelli contenuti nella zona pelvica. Di pari passo viene anche a mancare l’elasticità delle varie strutture che sostengono questi organi, perdendo quindi la capacità di allungarsi e accorciarsi per tornare nella posizione originaria dopo uno sforzo. Un altro peggioramento relazionato con la menopausa è il danneggiamento sofferto dall’uretra che è molto sensibile al deficit ormonale; essa si atrofizza e riduce l’afflusso sanguigno, favorendo la comparsa di fastidi urinari. 

E’ opportuno infine sottolineare che gran parte delle signore hanno partorito e il parto è un fattore di rischio notevole per le problematiche legate al pavimento pelvico, quindi è doveroso porre particolare attenzione alla cura e alla prevenzione delle alterazioni di questa struttura.

Conoscere i cambiamenti che avvengono nel proprio corpo e comprenderli è fondamentale per raggiungere il massimo benessere possibile in questa fase.

E NEL POST PARTO?

Negli ultimi anni si è manifestato un aumento dell’incidenza delle disfunzioni del pavimento pelvico, che impattano negativamente sulla qualità di vita di molte donne.
La disfunzione perineale più comune è l’incontinenza urinaria, che colpisce circa il 16% delle donne tra i 16 e 30 anni.
A seguire vi sono la ritenzione urinaria, il prolasso, le incontinenze fecali, le disfunzioni sessuali e il dolore pelvico cronico. Il problema principale è dato dal fatto che solo poche di queste donne sono consapevoli del fatto che tali problematiche possono essere curate, perché, invece, la maggior parte spesso subisce passivamente queste patologie, assumendo uno stato d’animo di rassegnazione.
In età fertile, il fattore di rischio principale dei disturbi del pavimento pelvico è l’evento ostetrico, dunque gravidanza e parto sono alcuni dei fattori che potrebbero causare una disfunzione perineale.

Uno studio condotto in Inghilterra ha quantificato che l’85% delle donne, che partorisce per via vaginale, è soggetta ad un qualche grado di traumatismo perineale, che richiederà un intervento nel 60% dei casi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riportato che il numero totale di episiotomie oggi effettuate sulle donne eccede di gran lunga il numero di interventi di questo tipo realmente giustificato dal punto di vista clinico. Una diversa preparazione del pavimento pelvico durante la gravidanza e una più fisiologica gestione del travaglio, dei suoi tempi e delle sue modalità, potrebbe certamente contribuire a invertire tali statistiche.


PERINEO IN GRAVIDANZA E NEL PARTO

 

Durante la gestazione il compito del perineo è quello di contenere la gravidanza, ma durante il parto, oltre a permettere la discesa del bambino, il perineo si deve aprire e distendere.
Nel corso della gravidanza e successivamente del parto le strutture muscolari del pavimento pelvico si distendono, spesso causano nella donna un’incapacità a trattenere urina o gas nell’immediato post parto, per via anche delle possibili complicazioni che si possono verificare a carico di questi muscoli e tessuti al momento stesso del parto (danno muscolare per lacerazioni, danno nervoso o vascolare per compressione da parte della testa fetale) . Il parto, per quanto ogni donna abbia in sé questa capacità riproduttiva, varia di soggetto in soggetto, in base al tipo di tessuti, al peso della donna e del neonato, all’età, alla preparazione che ha avuto il perineo durante la gravidanza e viene considerato come un vero e proprio evento traumatico per i muscoli perineali. 

Nella letteratura non è ancora chiarito il concetto se sia la gravidanza di per sé od il travaglio di parto a determinare l’incontinenza urinaria da sforzo, di sicuro però vi è l’importanza di una gestione corretta del proprio pavimento pelvico dopo il parto, senza aspettare che l’eventuale incontinenza si risolva spontaneamente perché potrebbe non essere così!
Il post-partum e il puerperio dovrebbero essere considerati momenti di tutela del pavimento pelvico: infatti, anche in assenza di danni apparenti, sussiste comunque un calo della forza muscolare perineale.

 

QUANDO INIZIARE?


La ginnastica perineale è rivolta a donne di tutte le età ed è molto consigliata in alcuni casi:

  • •    Durante la gravidanza se il perineo è già debole;
  • •    Durante la gravidanza per ottenere un perineo elastico, pronto all’apertura;
  • •    Dopo un parto con episiotomia o lacerazione del pavimento pelvico;
  • •    Dopo un cesareo;
  • •    Dopo interventi ginecologici;
  • •    In caso di prolassi;
  • •    In seguito a parti numerosi;
  • •    Se vi sono rapporti sessuali dolorosi o insoddisfacenti;
  • •    Vaginismo;
  • •    Prima, durante e dopo la menopausa;
  • •    Quando ci sono problemi alla schiena.

 

È quindi davvero importante lavorare sul perineo per riacquisire elasticità e tonicità in ogni fase della vita.  Il lavoro sul perineo è infatti soprattutto un lavoro di prevenzione.


DOPO QUANTO NEL POST PARTO?

 

Dopo il parto, a tutte le donne dovrebbe essere proposto un training muscolare di riabilitazione del Pavimento Pelvico per il ripristino delle sue funzionalità, anche in caso di assenza dei disturbi specifici.
A maggior ragione, la cura e gli esercizi del perineo dovrebbero essere proposti alle donne che non hanno prestato alcun tipo di attenzione alla loro muscolatura durante la gravidanza.
Una particolare attenzione al recupero della muscolatura e riabilitazione del pavimento pelvico è importante sia in caso di parto naturale, sia in caso di taglio cesareo,
perché esiste sempre un rilassamento e una diminuzione della capacità contrattile della muscolatura dell’area perineale. I muscoli pelvici sono stati distesi e possono aver subito traumi, a seconda del tipo di parto.

Nel post-partum la riabilitazione dovrebbe iniziare non prima che siano passati 2 mesi dal parto.
Quando si torna a casa dall’ospedale, il bimbo diventa il centro dell’attenzione della mamma: non si deve, per tale motivo, però sottovalutare questo tipo di problematica, ma, anzi, prenderne coscienza e chiedere informazioni a personale esperto. Gli esercizi saranno svolti con gradualità, senza fatica e sfruttando ogni momento possibile, quindi anche magari durante la poppata.

Gli esercizi vanno eseguiti con regolarità e costanza: non bisogna lasciarsi scoraggiare che all’inizio potrebbero risultare difficili, soprattutto l’individuazione e la presa di coscienza della zona muscolare da esercitare, poiché non sono muscoli che utilizziamo coscientemente nella vita di tutti i giorni e la zona viene sempre considerata una sorta di tabù. È importante coinvolgere il partner, soprattutto in questa prima fase, perché potrebbe essere di aiuto a casa, al fine eseguire correttamente anche a casa gli esercizi appresi nella seduta rieducativa.
 

 

LA PANCIA TORNERÀ’ COME PRIMA?

Argomento molto sentito dalla grande maggioranza delle neomamme: l’unica regola in questo periodo è NON AVERE FRETTA! La fretta in questo ambito è una cattiva compagna di viaggio, perché se vengono eseguiti esercizi per il rinforzo addominale, magari guardando qua e là su internet, senza le dovute precauzioni e senza rispettare certe tempistiche prestabilite, si rischia di imbattersi in situazioni molto gravi per la nostra salute (e in particolare per il proprio pavimento pelvico), che causano problemi a lunga e lenta risoluzione. E’ lecito che una donna voglia ritrovare la propria forma fisica, ma deve essere un processo lento, eseguito in tempi e nei modi più corretti, senza fretta e rispettando le giuste priorità.
E’ sconsigliato infatti un allenamento addominale intenso nelle prime 8 settimane dopo il parto. L’ideale sarebbe quello di iniziare un programma di recupero mirato dopo 50-60 giorni dal parto.


SEGNALI DI ALLARME PAVIMENTO PELVICO

 

E’ opportuno rivolgersi a personale qualificato qualora si presentino uno o più di questi sintomi:

  • •    Dolore pelvico
  • •    Ritenzione urinaria ( sensazione di non aver completato di urinare)
  • •    Perdita di urina involontaria ( con uno sforzo o un colpo di tosse)
  • •    Mancanza di riflesso della diuresi ( non sentire la voglia di urinare)
  • •    Minzione lenta e difficoltosa
  • •    Stipsi
  • •    Emorroidi
  • •    Dolore anale
  • •    Dolore vulvare
  • •    Dolore durante i rapporti sessuali
  • •    Prolasso ( sensazione di avere qualcosa che scende nel canale vaginale)

 

 

OBIETTIVI DELLA RIEDUCAZIONE DOPO IL PARTO

L’obiettivo di una rieducazione nel dopo parto è quello di ridurre il disagio a cui a donna è sottoposta, conferendo nuovamente elasticità e tonicità a quei muscoli che garantiscono la continenza, in modo che la neo mamma possa dedicarsi al nascituro senza doversi preoccupare di eventuali perdite incontrollate e indesiderate.

 

Vantaggi: 

  • •    Aumentare la percezione della muscolatura pelvica
  • •    Migliorare la forza e la tonicità dei muscoli pelvici
  • •    Acquisire la capacità di rilassamento di questa zona
  • •    Recuperare gli addominali in modo sicuro per il perineo, senza provocarvi danno
  • •    Alleviare i dolori che la gravidanza e il parto possono aver provocato
  • •    Prevenire e/o trattare le problematiche collegate al parto 
  • •    Imparare a gestire bene il proprio corpo e soprattutto il proprio perineo
  • •    Recuperare una qualità di vita sessuale soddisfacente dopo il parto (che può essere difficile a causa della ridotta prestazione dei muscoli pelvici)
  • •    Migliorare la qualità di vita della donna

 

Per tutte le vostre domande potete contattarmi telefonicamente allo 0425471488 o 0429770989, o scrivendo a boaretto@equipe.ro.it.

Giulia Boaretto

Dottoressa Fisioterapista di EQUIPE

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